Intervento di
S. Ecc. Mons. Marcelo Sánchez Sorondo
al Convegno Internazionale
Commemorazione di Padre Stanley L. Jaki OSB
nel primo anniversario della sua morte
Ateneo Pontificio Regina Apostolorum - Roma
13 aprile 2010

(Testo non rivisto dall’Autore)


Buongiorno a tutti!

Io veramente vengo a dare la mia testimonianza, perché non sono uno studioso che ha studiato Padre Jaki, come è invece il caso per gli altri relatori. La mia è una testimonianza delle nostre traiettorie comuni, riguardo a come ho incontrato Padre Jaki.

La prima cosa che ricordo è che quando ero decano di filosofia all’Università del Laterano (fine anni’80-primi anni ‘90, sono ormai trascorsi tanti anni), sono andato dall’allora Card. Ratzinger. Andavo sempre, una volta all’anno, a chiedere qualche consiglio, per organizzare, per trovare gente, per questi convegni che facevamo. E quell’anno volevamo farne uno sulla natura, sul problema della natura. [1] Il Card. Ratzinger mi dice: “Mah, c’è un benedettino, Jaki, che forse può...” Quindi, voglio dire, questo consiglio dell’allora Card. Ratzinger oggi vale molto, oggi che è diventato Papa. Quindi era apprezzato.

E l’abbiamo invitato, ed è venuto a questo convegno. Naturalmente là ci sono state, come in tutti i convegni, grandi discussioni. Mi ricordo che c’era Berti, il prof. Berti, che è un aristotelico, e c’erano altri che non erano tanto aristotelici. E Jaki ha concluso il convegno rifacendosi alle prove dell’esistenza di Dio, le classiche prove, che non si possono dire solo di San Tommaso, perché naturalmente sono presenti nella storia della filosofia. Ma ne ha parlato come faceva lui, e quindi venne da molti molto ammirato, da altri un po’ criticato.

In seguito mi hanno fatto, nel 1998, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. Me lo sono trovato là come membro onorario. Ed è interessante questa vicenda dei membri onorari. L’Accademia è composta da ottanta membri che hanno un curriculum scientifico. Invece altri membri sono onorari perché non necessariamente hanno un curriculum scientifico. E ho saputo che chi aveva suggerito l’entrata di Padre Jaki per aiutare la riflessione dell’accademia era un famoso fisico-matematico francese, che si chiamava Germain [2], famoso, tra l’altro, per aver lavorato sul Concorde, e che aveva una grande ammirazione per Padre Jaki.

Naturalmente poi bisogna dire questo: che lui è stato molto fedele all’Accademia, veniva tutti gli anni, in tutte le riunioni e non mancava mai. E sempre il suo contributo era un contributo originale, importante. Era difficile coglierne il punto specifico. E qui vedo che è difficile cogliere se era tomista o non era tomista. Perché aveva, diciamo cosà, interventi sempre lucidi, ma non si sapeva mai, veramente, su quale versante metteva la sua forza interpretativa.

In generale, naturalmente, aveva capito, e questo era una cosa fondamentale, come dice bene la relazione che ho appena sentito, e che vorrei aver potuto ascoltare per intero, [Padre Jaki] aveva capito che la scienza è qualcosa di decisivo della modernità. Aveva capito che se qualcuno deve dire qual è il bilancio fondamentale che dobbiamo fare della modernità, certo, la filosofia moderna ha dato dei grandi contributi sulla soggettività, e su tante altre cose, la libertà — una grande scoperta — la dignità dell’uomo, ma la scienza forse è più importante di tutti i contributi che ha fatto la filosofia. E questa era la sua preoccupazione.

E naturalmente aveva capito una seconda cosa importante. Che questa scienza (forse questa era la sua tesi più originale) è nata dal cristianesimo. E su questo ha insistito molto nelle sue pubblicazioni. Cioè non si può capire la scienza se non ci fosse stato il cristianesimo. La scienza moderna. Naturalmente c’era scienza prima. Ma stiamo parlando della scienza moderna, con questa importanza della natura. In fondo è quello che [succede] anche all’Accademia Pontificia: gli scienziati sono sempre ammirati quando i Papi dicono loro “Voi siete molto importanti, perché siete coloro che scoprono la natura. E, in fondo questo non lo dà la filosofia, questo non lo dà la fede. Voi siete coloro che devono farci capire che cosa è la natura in tutte le sue dimensioni”. Che non è neanche la matematica. Perché la matematica è un aspetto. La matematica non è la scienza di riferimento della scienza.

Comunque, Padre Jaki aveva questa idea: che questa nuova verità che, sempre più, è portata dalla modernità con la scienza, la verità della natura, che doveva essere integrata con il resto della sapienza cristiana (che in fondo è il dramma della divisione fra l’umanesimo e la scienza), non era un problema della Chiesa, ma era un problema all’interno della cultura moderna. Questo l’aveva capito Padre Jaki, e in questo si era per cosà dire unito a tutto il movimento dei Papi, a cominciare da Pio XI, e i Papi posteriori, che cercavano di dare una risposta alle grandi sfide che presentava la scienza. E s’era formato questa mentalità. Ed era questo il suo scopo. E noi vediamo che finalmente in tutti i suoi interventi era questa la chiave, e cioè dire agli scienziati (per esempio): “Guardate che quello che voi dite è molto importante, ma non è tutta la verità, voi dovete integrare le vostre proposte con la filosofia.” E dire ai filosofi, ai tomisti, per esempio: “Guardate che la scienza dice molte verità che voi non conoscete.” E quindi veramente mi sembra che in questo consista il suo apporto, e adesso sentiamo esattamente le sue posizioni più originali da quelli che l’hanno studiato bene, ed io mi riprometto di studiarle e di dare tutti gli interventi che lui ha fatto all’Accademia, che sono tanti, perché da quando io sono là, dodici anni, lui ha fatto sempre un intervento. Prima non lo faceva sempre, perché non gli piaceva parlare dinanzi a scienziati, io l’ho obbligato a farlo e abbiamo toccato quasi tutti i problemi emergenti della scienza contemporanea, quindi credo che troveremo una ricchezza enorme in questi suoi contributi [3].

Perciò dico, forse oggi più che mai Jaki è veramente un modello in questa prospettiva, cioè un modello che riconosce che la scienza ha una sua verità, cosa che non è facile [da ammettere] per coloro che non sono scienziati. Anche gli scienziati stessi non sanno quando devono parlare di verità della scienza, perché non sono abituati a parlare di queste cose, e allo stesso tempo per coloro che non sufficientemente attendono questa verità dalla scienza, e anche per offrire un cammino, una visione del mondo (oggi che ognuno si fa la sua) che oggettivamente aiuta a vedere i diversi aspetti della realtà riconciliati. Grazie.



[1] Gli atti si possono trovare in: Sánchez Sorondo, Marcelo (a cura di), Physica, Cosmologia, Naturphilosophie: nuovi approcci, Atti del Colloquio internazionale “Filosofia della natura” (Roma, 8-10 gennaio 1992), Herder - Pontificia Università Lateranense, Roma 1993, Collana “Dialogo di filosofia” N. 10.

[2] Paul Germain (1920-2009), scienziato e accademico francese.

[3] Alcuni degli interventi di Padre Jaki alla Pontificia Accademia delle Scienze sono disponibili online sul sito dell’Accademia stessa. Una raccolta preparata da Padre Jaki, intitolata Lectures in the Vatican Gardens è uscita nel 2011 presso la casa editrice Real View Books.